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Uno studio internazionale svela il ruolo decisivo del microbioma e della dieta nel trasformare il grasso accumulato in energia, aprendo nuove prospettive terapeutiche contro obesità e diabete
Un gruppo di ricercatori internazionali ha individuato un nuovo meccanismo in grado di attivare l’effetto bruciagrassi, legato all’interazione tra batteri intestinali e alimentazione. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, evidenzia come specifici ceppi del microbioma possano influenzare direttamente il metabolismo, aprendo la strada a possibili nuove cure per obesità, diabete e patologie correlate.
Secondo lo studio, quattro particolari ceppi batterici agiscono in sinergia, interpretando i nutrienti introdotti con la dieta e attivando un vero e proprio interruttore metabolico. Questo processo consente la trasformazione del grasso bianco, deputato all’accumulo di energia, in grasso bruno, responsabile della combustione calorica.
La ricerca, condotta su modelli animali da team della City of Hope, del Broad Institute e della Keio University, ha dimostrato che una dieta a basso contenuto proteico può stimolare la produzione di grasso beige solo in presenza di una specifica composizione del microbioma intestinale. In assenza di questi batteri, l’effetto metabolico non si attiva, evidenziando il ruolo centrale della flora intestinale.
Gli studiosi spiegano che il meccanismo si basa su due segnali distinti ma complementari. Il primo modifica la composizione degli acidi biliari, inducendo le cellule adipose a consumare energia. Il secondo coinvolge il fegato, che rilascia l’ormone FGF21, noto per la sua capacità di accelerare il metabolismo. La simultanea attivazione di entrambi i segnali è risultata indispensabile per ottenere l’effetto desiderato.
Nonostante i risultati promettenti, gli esperti invitano alla prudenza: le evidenze derivano da studi su animali e non sono immediatamente trasferibili all’uomo. Inoltre, la dieta utilizzata nello studio presenta livelli proteici inferiori rispetto a quelli raccomandati per la popolazione.
L’obiettivo futuro, sottolineano i ricercatori, sarà comprendere in profondità questi meccanismi per sviluppare terapie mirate capaci di replicare in modo sicuro i benefici osservati, senza ricorrere a regimi alimentari estremi o interventi diretti sul microbioma.